Griffa

Verticale, 1976

Acrilici su tela, cm. 68×99

Giorgio Griffa nasce a Torino nel 1936 dove vive e lavora. Inizia a dipingere ancora bambino e riceve i primi insegnamenti dai pittori tradizionali che all’epoca frequentavano il Circolo degli Artisti, antica istituzione torinese.
Pioniere della pittura analitica italiana, solo a metà degli anni ’60 nei quadri figurativi di Griffa iniziano a comparire elementi astratti che sanciscono l’avvio di quelle riflessioni sullo statuto della pittura, sugli strumenti del dipingere e sulla posizione dell’artista che porteranno al ciclo dei “segni primari” con cui ha inizio l’impronta inconfondibile della suo percorso pittorico. Saranno proprio i quadri dei “segni primari” a porlo tra i protagonisti del dibattito di quegli anni che si sviluppa sulle ceneri dell’informale e si snoda attraversando la pop-art americana e l’arte concettuale. Proprio in quegli anni decide di cambiare supporto pittorico e sceglie di lavorare su tele grezze, su materiali quali la canapa, il cotone, il lino, mettendone in risalto il colore naturale sotto la sua pittura ad olio, più recentemente divenuta ad acrilico. Nel 1969 decide inoltre di abbandonare definitivamente il telaio, rendendo l’opera libera da ogni costrizione e chiedendo che venga semplicemente inchiodata al muro.
I segni utilizzati da Griffa sono riconoscibili, semplici, risultato della sua volontà di utilizzare un linguaggio che possa appartenere alla mano di tutti. Le sue sono linee e aste verticali, orizzontali oppure oblique, macchie e punti che costantemente si ritrovano nella sua ricerca, mai arrivano a riempire la tela, come risultato dell’inarrestabilità dello scorrere del tempo e per la sua volontà di incompiutezza dell’opera.
Nonostante sia stato associato a movimenti come l’Arte Povera, la Pittura Analitica o il Minimalismo, il percorso artistico di Giorgio Griffa rimane tuttavia per lo più solitario e non inquadrabile in una corrente specifica. Lui stesso si definisce “un semplice pittore e niente più”.
L’artista dal 1968 ha tenuto più di 150 personali, e partecipato a una lunga serie di mostre collettive, esponendo in spazi pubblici e privati, italiani e stranieri. Per molti anni collabora con il gallerista Gian Enzo Sperone e nel 1970 espone nelle gallerie di Ileana Sonnabend a New York e Parigi.