1881

Sara Magni è nata a Milano città dove vive e lavora.

Laureata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, ha vinto una borsa di studio presso l’istituto Italiano di Fotografia che ha frequentato per due anni.
Partendo dalla storia della scenografia, unendo la letteratura, filtrando le idee con la pittura ha cercato di elaborare una ricerca fotografica personale che consiste nel comporre spazi inesistenti unione di realtà e fantasia.

I suoi lavori sono stati esposti: Triennale di Milano, Galerie Majke Hüsstege Olanda,  Museo Civico di Bassano del Grappa, Arcos Benevento, Artandgallery Milano, Arsenale Venezia, Museo della Permanente Milano, ex Manifatture tabacchi Torino.

Nel 2014 ha vinto il premio Canova con la scultura 50’ (Ferro e Plexiglass, 100x100x100).

In dissoluzione, senza orientamenti stabili, in un tempo dove la flessibilità è la parola più usata fuggiamo dagli impegni stabili e rincorriamo l’autoaffermazione fino a scomparire nell’isolamento.
Nascosti dietro collettività virtuali esterniamo il bisogno di condivisione mentre nel mondo reale costruiamo muri, barriere e divisori per separarci dal diverso, attanagliati dall’insicurezza.
Il progetto riflette su un’identità che si nasconde, i miei personaggi fuggono dimenticando di domandare a se stessi dove si stanno dirigendo. La figura umana scompare dietro fumi artificiali di cui intendo sfruttare il gioco effimero, la breve durata e il disperdersi casualmente nell’aria. In questa atmosfera rarefatta e nebulosa dietro un apparente annichilimento si nasconde l’ansia di cambiare il monIn dissoluzione, senza orientamenti stabili, in un tempo dove la flessibilità è la parola più usata fuggiamo dagli impegni stabili e rincorriamo l’autoaffermazione fino a scomparire nell’isolamento.
Nascosti dietro collettività virtuali esterniamo il bisogno di condivisione mentre nel mondo reale costruiamo muri, barriere e divisori per separarci dal diverso, attanagliati dall’insicurezza.
Il progetto riflette su un’identità che si nasconde, i miei personaggi fuggono dimenticando di domandare a se stessi dove si stanno dirigendo. La figura umana scompare dietro fumi artificiali di cui intendo sfruttare il gioco effimero, la breve durata e il disperdersi casualmente nell’aria. In questa atmosfera rarefatta e nebulosa dietro un apparente annichilimento si nasconde l’ansia di cambiare il mondo.

Breaking up, loosing our stable bearings, during an age in which flexibility is the most used word, we flee our commitments and we chase after our assertiveness until we disappear in isolation.
Hidden by virtual communities, we display our need for sharing while in the real world we keep on building walls, barriers, bulwarks to stay away from what is different, tortured by insecurity.
The project has started with the ribellions/riots in Egypt and in Syria, with the greek demonstrations and with the “Indignados” in Spain.
aking up, loosing our stable bearings, during an age in which flexibility is the most used word, we flee our commitments and we chase after our assertiveness until we disappear in isolation.
Hidden by virtual communities, we display our need for sharing while in the real world we keep on building walls, barriers, bulwarks to stay away from what is different, tortured by insecurity.
The project has started with the ribellions/riots in Egypt and in Syria, with the greek demonstrations and with the “Indignados” in Spain.

HAMLET AGAIN

Per sfuggire alla pazzia l’uomo accetta di seguire le regole sociali conformarsi alle pose e indossare maschere. Una grande varietà di meccanismi d’evasione masochismo, sadismo, distruttività, conformismo, producono una riduzione dell’alienazione e dell’ansia ma solo al caro prezzo della rinuncia della propria individualità.
Amleto è l’eroe tragico che si immerge nel caos e cerca la via d’uscita passando dalla follia alla finzione. Ophelia vive il disincanto della vita e si abbandona alla morte. Con questo lavoro ho voluto rielaborare le personalità di Amleto e Ofelia e ricreare alcuni eventi corali che nella tragedia hanno un ruolo di passaggio fondamentale. Ho lavorato sulla simbologia, sulla resa cromatica e sul senso del tatto. Ho ribaltato il ruolo dell’acqua e della terra immergendo Amleto nel liquido amniotico e sotterrando Ofelia con una coltre di foglie morte.