Pablo-Picasso-Corrida-1953-piatto-rotondo-in-ceramica-bianca-con-decorazioni-in-paraffina-ossidata-e-smalto-bianco-a-bagno-marrone_verde-diametro-cm.42

Corrida, 1953

piatto rotondo in ceramica bianca con decorazioni in paraffina ossidata e smalto bianco a bagno marrone/verde diametro cm. 42

Pablo Picasso nacque a Malaga, il 25 ottobre del 1881. Il padre di Picasso era un pittore specializzato nella rappresentazione naturalistica (soprattutto degli uccelli). Il giovane Picasso manifestò sin da piccolo passione e talento per il disegno.

Dopo aver trascorso a Malaga i primi dieci anni della sua vita, nel periodo tra i dieci e i quattordici anni, Picasso arriva dunque a Barcellona e vi resta fino all’età di diciannove anni. Si trasferisce in Francia dove resterà fino alla sua morte, avvenuta l’8 aprile del 1973. I suoi ricordi di Málaga sono ricordi d’infanzia in una città molto provinciale e in seno ad una famiglia della piccola borghesia, di condizioni modeste, molto chiusa nel proprio ambiente, formalista ed abitudinaria. Tuttavia, il fatto che il padre di Picasso fosse professore di disegno alla scuola di belle arti ebbe un influsso decisivo sulla formazione culturale dell’artista. Picasso, come ha ricordato in seguito, non avrebbe potuto partecipare ad un concorso di disegni per bambini in quanto, già nella sua infanzia, aveva nozioni tecniche di un adulto, imparate sì dal padre ma dovute anche all’innato dono prodigioso che egli fu ben presto in grado di sviluppare. Durante i quattro anni che passò a La Coruña, Picasso sviluppò queste nozioni tecniche ad un punto tale che suo padre, un giorno, notando la qualità eccezionale di un esercizio di disegno che egli stesso aveva proposto, spinto dall’emozione, decise di consegnare definitivamente al figlio la tavolozza e i pennelli, considerandolo fin da allora in grado di farne un uso migliore di quanto lui stesso ne avesse mai fatto. Il passaggio da una città andalusa piena di allegria e di luci ad una tetra città galiziana fu sicuramente, nella formazione della personalità del pittore, un’esperienza importante.

La sua mente era già presa dalle preoccupazioni e dall’eccezionale potere creativo che diedero vita, in seguito, alla sua opera. Picasso, avendo raggiunto il massimo grado di perfezione nella tecnica appresa da suo padre, acquistò una grande fiducia in sé stesso, al punto tale da realizzare, non ancora quattordicenne, una mostra dei suoi lavori a La Coruña. Durante il periodo barcellonese, l’opera di Picasso ha subito una evoluzione di capitale importanza per capire le sue tappe successive e l’insieme in generale. Picasso arrivò a Barcellona con una solida formazione accademica, acquisita soprattutto durante il periodo di vicinanza al padre. Le sue doti eccezionali ne fecero subito un giovane pittore di grandi qualità, come dimostrano gli onori tributati al suo quadro Scienza e carità. Ma il contatto con gli artisti barcellonesi lo portò a riflettere sulle possibilità che la libertà creatrice, allora fermamente proclamata, poteva offrirgli. Era più che naturale che Picasso, tenuto conto delle realizzazioni dei suoi nuovi amici e delle opere che richiamavano all’impressionismo e al postimpressionismo, cominciasse a liberarsi dalla rigidità accademica per lanciarsi in creazioni di ben più ampio respiro e di maggior forza espressiva. Agli inizi si avverte un certo schematismo delle forme e l’uso di un cromatismo più audace e più libero. Non si può dire che Picasso sia passato attraverso una tappa impressionistica; in realtà, se adottò la tecnica divisionista non fu affatto con lo scopo di dissociare la luce e di fissare gli elementi fuggenti della natura. Egli usa forme semplici e colori puri soprattutto per ottenere una maggiore intensità espressiva.

Alla fine dell’estate del 1900, non sopportando più l’ambiente che lo circonda, decide di trasferirsi a Parigi. Qui è solito frequentare i quartieri di Montmartre e Montparnasse, annoverando tra le sue amicizie André Breton, Guillaume Apollinaire e la scrittrice Gertrude Stein. A Montmartre incontra molti compatrioti tra cui Pedro Manyac, ed è ospite del pittore Isidro Nonell. Non sono momenti facili dal punto di vista economico, nonostante le importanti amicizie che stringe in questi anni, tra cui quella con il critico e poeta Max Jacob che cerca di sostenerlo economicamente in ogni modo. A Parigi conosce una ragazza della sua stessa età, Fernande Olivier, con la quale inizia una lunga relazione affettiva. È lei che appare ritratta in molti dei quadri del “periodo rosa”. Fu lasciata per Marcelle Humbert, che Picasso chiamava Eva, inserendo dichiarazioni d’amore per lei in molti dei suoi quadri cubisti. Alla fine dello stesso anno[quale?] torna in Spagna, molto influenzato dall’esperienza parigina. In particolare, egli rimane colpito da Henri de Toulouse-Lautrec, a cui si ispira per alcune opere di questo periodo.

Nel settembre 1936 fu nominato direttore del Museo del Prado dal Governo della Repubblica e nello stesso anno realizzò il dipinto Guernica, tela dedicata al bombardamento dell’omonima cittadina basca, per il Padiglione della Spagna repubblicana al Salone internazionale di Parigi [3].

Durante la seconda guerra mondiale Picasso rimase a Parigi occupata dai tedeschi. Il regime nazista disapprovava il suo stile, pertanto non gli fu permesso di esporre. Riuscì inoltre ad evitare il divieto di realizzare sculture in bronzo, imposto dai nazisti per economizzare il metallo.

Sposato due volte, ha avuto quattro figli da tre donne diverse e numerose relazioni extra-coniugali. Nel 1918 sposò a Parigi Ol’ga Chochlova, una ballerina della troupe di Sergej Djagilev, per cui Picasso stava curando il balletto Parade. La Chochlova introdusse Picasso nell’alta società parigina degli anni venti. I due ebbero un figlio, Paulo, che successivamente si dedicherà alle corse motociclistiche. L’insistenza della moglie sul corretto apparire in società collideva però con lo spirito bohémien di Picasso creando tra i due motivo di continua tensione. Nel 1927 Picasso conobbe la diciassettenne Marie-Thérèse Walter e iniziò una relazione con lei. Il matrimonio con Ol’ga Chochlova si concluse in una separazione anziché in un divorzio perché secondo le leggi francesi un divorzio avrebbe significato dividere equamente le proprietà della coppia tra i due coniugi, cosa che Picasso non volle fare. I due rimasero legalmente sposati fino alla morte della Chochlova, avvenuta nel 1955. Dalla relazione con Marie-Thérèse Walter nacque la figlia Maia. Marie-Thérèse visse nella vana speranza di unirsi in matrimonio all’artista e si suiciderà impiccandosi quattro anni dopo la sua morte. Anche la fotografa Dora Maar fu amica e amante di Picasso. I due si frequentarono spesso tra la fine degli anni trenta e l’inizio degli anni quaranta; fu lei a documentare la realizzazione di Guernica.

Dopo la liberazione di Parigi nel 1944, Picasso divenne il compagno di una giovane studentessa d’arte, Françoise Gilot. Insieme ebbero due figli, Claude e Paloma. Fu lei, unica tra le tante, a lasciare l’artista, stanca delle sue infedeltà. Dopo l’abbandono da parte di Françoise, Picasso passò un brutto periodo; molti dei disegni a china di quella stagione riprendono il tema di un nano vecchio e brutto come contrappunto ad una giovane ragazza, mostrando come Picasso, ormai sulla settantina, inizi a percepire sé stesso come grottesco e poco attraente. Tra quei disegni vi sono quelli dedicati a Geneviève Laporte, che lei metterà successivamente all’asta nel giugno del 2005. Qualche anno dopo conobbe Jacqueline Roque nella fabbrica di ceramiche Madoura a Vallauris, mentre lavorava alla produzione di ceramiche da lui decorate. I due si sposarono nel 1961 e rimasero insieme fino alla morte dell’artista. Picasso ebbe anche alcuni flirts con nobildonne italiane, quali la Principessa della dolce vita Giovanna Pignatelli Aragona Cortes alla quale regalò un quadro della Promenade des Anglais a Nizza, in occasione della nascita di suo figlio Olivier Doria il 7 dicembre 1957. Oltre alla sua produzione artistica, Picasso ebbe anche una carriera cinematografica, apparendo in alcuni film sempre nel ruolo di sé stesso. Tra i “cameo”, la sua apparizione ne Il testamento di Orfeo di Jean Cocteau. Collaborò inoltre alla realizzazione del film “Il mistero Picasso” di Henri-Georges Clouzot.

Pablo Picasso morì per un attacco di cuore l’8 aprile 1973 a Mougins, in Provenza, dove aveva fatto erigere la propria residenza, all’età di 91 anni. Alcune biografie accennano al fatto che Picasso prima di morire abbia pronunciato il nome del suo presunto rivale: Amedeo Modigliani. Fu sepolto nel parco del castello di Vauvenargues.