petripaselli

PetriPaselli è il duo artistico formato da Luciano Paselli (1983) e Matteo Tommaso Petri (1981). Amici fin dall’infanzia trascorsa nell’Appennino bolognese, iniziano a collaborare a progetti artistici nel 2007 accomunati da una passione per la fotografia e da una sensibilità comune verso il mondo del collezionismo, dell’accumulo e dell’oggettualità in generale.

Da lì a poco acquisiscono una consapevolezza artistica e una complessità progettuale che li porterà dalle prime mostre fino alle personali alla Galleria L’Ariete arte contemporanea, alla Galleria OltreDimore e alla Galleria Adiacenze, al Museo DaviaBargellini di Bologna e rappresentanti italiani al Forum de l’Image di Toulouse. Nel 2013 sono stati protagonisti della mostra “Souvenir de Voyage” presso il Mart, Rovereto. Numerosi sono anche i riconoscimenti ottenuti: il primo posto al Premio Iceberg ‘07 nella categoria fotografia d’arte, la segnalazione tra i tre finalisti del Premio Arte Mondadori, la selezione al Premio Carmen Silvestroni e finalisti al premio Terna e il Premio Celeste 2009 e 2011.

Nel 2012 vincono il premio della critica al Premio Basi. Nella sezione video vengono selezionati all’interno del Videoart Yearbook, del festival internazionale Videoholica (Bulgaria) oltre che al FIVA Festival (Argentina), al SCDF (Buenos Aires), al Video Roma Film Festival e al Visionaria International Film Festival. Vengono scelti come artisti rappresentanti del 2013 dal comune di Bologna per cui hanno realizzato “Scimmia Meccanica” per il rogo del Vecchione del 2012-13 in Piazza maggiore oltre che incaricati di realizzare l’immagine coordinata di Boè, BolognaEstate.

I loro punti di incontro e discussione sono la ricerca fotografica e la passione per gli oggetti che raccolgono, accumulandoli e decontestualizzandoli attraverso la sperimentazione artistica. Pur sfruttando in primo luogo il mezzo fotografico, le loro installazioni tendono a spaziare nei più diversi campi artistici, offrendo allo spettatore, oltre che ad atmosfere in cui perdersi e immedesimarsi, un dialogo continuo tra fotografia, video, musica e oggetti.

“Con la serializzazione e la trasformazione quasi compulsiva dell’oggetto, ricerchiamo attraverso la fotografia e le installazioni lo sfasamento tra la realtà conosciuta e un immaginario fantastico e non stereotipato”

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Souvenirs d’Italie

Souvenirs d’Italie è la sintesi iconografica di una realtà apparentemente immutata, incapace di liberarsi dalle proprie rappresentazioni e dai propri cliché. Traendo le proprie origini dagli appunti di viaggio di Stendhal, in particolare dal libro “Roma, Napoli e Firenze”, Souvenirs d’Italie è, al contempo, un itinerario ideale nell’Italia di oggi che, indagando il rapporto tra viaggiatore e suovenirs, ne coglie con ironia il sottile ma percettibile mutamento nel rinnovato sguardo del fruitore.

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Amici di infanzia

Il legame tra bambino e giocattolo costituisce una prima forma di amicizia dove bambole e pupazzi vengono animati costituendo un vero e proprio surrogato umano, con una forte valenza affettiva e sociale.
Questa serie di fotografie raccoglie i frammenti che si ripresentano nella memoria dell’adulto in forma latente. Ogni elemento è isolato e relegato a una sua dimensione drammatica, uno spazio limitato e schematizzato, in rapporto omologico con gli altri personaggi.
Il giocattolo viene presentato come tale, ricondotto a una dimensione impersonale e serializzata che provoca uno stato di inquietudine nell’osservatore ormai incapace di proiettarsi oltre l’oggetto.
Il quadrato e il suo ripetersi ossessivo enfatizza lo sfasamento tra la costrizione dell’immagine reale e la dimensione dilatata e atemporale del ricordo.
Si è di fronte a una sorta di lapide ai caduti, dove i primi amici di ognuno di noi vengono celebrati e ricordati.

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CFDA (Chiarefreschedolciacque)

Il mattoncino ricorda la prima esperienza costruttiva del bambino che proietta la sua primordiale volontà di modificare lo spazio che lo circonda giocando. In questo modo si improvvisa architetto di strutture immaginarie e realizzabili nella loro fragilità. Una costruzione e distruzione continua dello spazio infantile.

Questo lavoro può essere visto come la concretizzazione delle fantasie e delle forze ideatrici che si muovono dentro al bambino, una proiezione dove tali strutture si innestano con gli elementi naturali di un luogo ancestrale dove il tempo è sospeso e in(de)finito.

In questo spazio le strutture trovano la forza di modificarsi in modo fluido con il cambiare del rapporto individuo-realtà. L’acqua, contenitore primordiale di vita, diventa sostegno e motore dell’evoluzione stessa.

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Quando il nonno pescava

La ricerca per questo progetto inizia da una considerazione sul nostro rapporto con l’elemento acqua. Rapporto indagato attraverso la reiterazione di filtri e la produzione di elementi di raccordo.
L’acqua è l’elemento chiave di uno sviluppo concettuale che indaga per cortocircuiti e accostamenti imprevisti le molteplici rappresentazioni del mondo marino e acquatico in generale. Gli oggetti che segnano il percorso di questo lavoro provengono dalle biografie dei due artisti, dai ricordi d’infanzia e dai legami familiari, da rinvenimenti del tutto casuali e da studi iconografici orientati dall’accostamento naturale/artificiale. L’accumulo e la reiterazione si alterneranno al carattere ostensivo dei singoli elementi chiave collocati nello spazio. L’ironia bilancia la trasparenza degli oggetti, ciò che sembra essere autoevidente si complica, acquisisce spessore oltre il primo livello di lettura.
Partendo dal presupposto più volte indagato dai filosofi dell’arte che l’imitazione non è un criterio di realismo e che ogni e qualsiasi riproduzione è anche un’interpretazione a partire da valori, PetriPaselli creano in questo progetto un percorso di riflessione sul rapporto più o meno olistico o più o meno dicotomico e nevrotico dei due termini Natura/Cultura, concentrandosi, a questo scopo, sul mondo acquatico e sulla sua riproduzione ed evocazione plastica (anche in senso ironicamente letterale).

I due dittici ripetono la funzione del filtro concettuale e della sovrapposizione di significati nel nostro rapporto ultra mediato con l’elemento naturale.

Potremmo sintetizzare la ricerca artistica di PetriPaselli espressa in questo progetto con mezzi elegantemente ironici, come una riflessione sulla distanza e sul contatto: categorie d’analisi e funzioni poetiche del rapporto tra naturale e artificiale.

di Silvia Petronici

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Nani quotidiani

Il progetto nasce dall’incontro-scontro di due realtà e due esperienze diverse: quello della pittura di Alvaro Maccioni e quello della fotografia del duo PetriPaselli.
Il punto di incontro è la condivisione di uno spazio con il quale i tre artisti instaurano un rapporto “provvisorio” e caduco. L’area industriale in disuso come incipit di un percorso comune e allo stesso tempo individuale. La fabbrica abbandonata che si rinnova grazie all’invasione-aggressione di vite che dialogano tra loro. Lo spazio industriale de-rubato e portato fuori da sè accoglie, tra pezzi di un’automobile e rovine, grandi Milt, spermatozoi che cercano terreno fertile per dare nuova vita. Piccoli nani ricordano che il lato infantile delle persone è sempre pronto ad esplodere e tornare a galla. L’opera nasce tra cadaveri e vecchi ricordi intrappolati.

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“Simbionte” Museo Davia Bergellini